Una settimana intensa.
Prima la minaccia quasi avverata di perdere un'amica per torto fatto da me e, poi, come in una ruota karmika istantanea, il torto l'ho subito io, da te. Strano, eh?
Soffrire per lei era come u a desolazione senza speranza. Un senso di vuoto incolore. Un'assenza di senso generale. Tu dirai esagerata! E no perché soffrire per lei è una sofferenza adulta, matura.
Soffrire per te è invece una pugnalata violenta, infantile, esplosiva, dilagante.
Sono sofferenze diverse, ma preferisco comunque soffrire per te che per lei.
Tu rappresenti il mio passato che mi aggredisce, mi fa tornare bimba di 4, 5, 10, 15 anni. Sei le vecchie versioni di me che arrivano aggredendomi da dietro e riportandomi lì, alla scena del delitto originario.
Ma senza di te vivo bene, non ho mancanze. Senza lei la vita è fiacca. Con chi posso convididere tutto senza giudizi e parlare di cose leggere senza pensieri, senza di lei con chi pianifico le mie mosse sceme verso i futuri mal capitati?
Senza di te semplicemente continuo a vivere come sempre. Non mi sei necessario. Brutto?
Forse, ma vero.
Avresti potuto essere tutto, sì, ma hai deciso di essere polvere tagliente. Hai deciso di essere una creatura affilata che ti trafigge mentre ti abbraccia. Hai deciso di essere un trasformista incomprensibile.
Magari un giorno sarai tutto, ma di certo lei è già l'imbracatura che mi tiene stretta quando sto per cadere. È quella con cui si vola e senza cui si cade.
Lei è i colori e la leggerezza, chiaro no?
Non che vi sia competizione, è solo per dire che, alla fine, le mie ferite saranno sanate, quindi come farai a colpirmi di nuovo?
I dare you.