lunedì 2 maggio 2011

Le fil rouge


Invasione, immersione completa, avventata, inaspettata e quasi indesiderata.
Tremano le mie labbra mentre vengo travolta.
Ma prima di questo un filo rosso è stato tagliato dentro di me. Non so come e non lo credevo possibile eppure ho tagliato il filo e ora sei sempre più lontano alla deriva, naufraghi tra gli altri ricordi. Ed è giusto che sia così.
Quando una relazione arriva al punto che l'equilibrio si è spezzato per sempre, la fine inevitabile è questa, e ti senti bene, niente rimpianti. Anzi noto una certa libertà nei movimenti, vibro nell'etere, e nel momento in cui le fil rouge si è spazzato ho completamente cambiato direzione e ora mi trovo spaesata, spaventata anzi terrorizzata direi di cadere di nuovo e rimanere sul fondo.

Aiuto!
Marì

giovedì 21 aprile 2011

Marina



Marina era una giovane donna con lunghi capelli mossi castano ramato, il viso tondo e un naso sottile lentigginoso che mi faceva impazzire. Un paio di occhi nocciola leggermente a mandorla, che quando mi guardava rabbiosa sembrava che s'infuocassero: avevano un magnetismo tutto particolare, infiltrante. Non riuscivo a starle lontano per più di mezz'ora: dipendente dai suoi discorsi di una sagace spttogliezza, che avevano l'abilità di non lasciarmi quando lei mi lasciava ... Perché parlare di Marina? Perché Marina era tutto. Era quella che si poteva definire una donna complessa. Nervosa e sempre con teorie nuove sulla realtà.
Il nostro era un rapporto fragile, avevo paura di avvicinarmi troppo e frantumare quello che c'era. Avevo paura persino di toccarla. Vedevo nei suoi occhi quelle contradditorietà tipiche degli uomini di grande intelligenza e per questo più volubili...e per questo sfuggenti, incredibili, imprevedibili e bellissimi.
Marina è arrivata alla locanda Josephine quando ancora non sapevo nulla sul mio passato, lei con la sua veemenza ha sradicato tutte le mie convinzioni e mi ha mostrato la verità su di me. Come fare a non amare un essere così?
Leggera eppure terribile a volte nella sua freddezza . Come fare a descrivere le emozioni e i limiti che poneva con tutti, anche con me, nonostante fossi sicuro del suo sentimento.
Se è vero che ci innamoriamo delle persone perché ci mostrano le nostre mancanze, allora è così che sono caduto nella sua vita, tra le sue parole, e non mi sono più rialzato. Semplicemente perché sono diventato il suo personaggio preferito e lei la mia narratrice preferita.
Marina è vita, Marina è parole, pensieri, storie.
Marina è mia.

Martin.

lunedì 28 marzo 2011

Le parole perdute.


Cari amici,
Saltando da una pagina all'altra di questi aspiranti scrittori in erba mi sono resa conto di questo: noi tutti abbiamo un limite nell'usare le parole, nel senso che il nostro vocabolario si limita a un numero di parole che utilizziamo in maniera quasi OSSESSIVA per tutto, in tutte le occasioni.
Ognuno ha i suoi termini preferiti, l'unica discriminante è la insopportabile banalità.
E la cosa più esecrabile, per me, è che rivedo le mie parole preferite in mano ad altri, e mi sento così mediocre da volermi buttare da qualche parte e aspettare finché la crisi di nervi sia passata!
Non so se avvertite una certa noncuranza del lessico, è fatto su misura per questo post.
E' come se tutti 'sti benedetti aspiranti senza arte né parte (ok se incomincio con i detti è grave) avessero letto chessò qualche poesia di Neruda, l'itera Opera Magna di Moccia, il corredo romantico di Fabio Volo, e ora che sanno due parole obsolete le sbandierano fieri.
E io mi ci metto in mezzo (a parte le originali letture, che lascio ai bimbiminkia, grazie).
Ecco che il mio nuovo progetto, che non ho mai citato qui, si rende sempre più indispensabile, è impensabile che parole come "ineluttabile"; "inesorabile" ;"ineasauribile" ;"incancellabile" siano le uniche quattro usate dai nuovi brillanti poeti. Okay suonano bene, ma adesso basta, state rendendo parole cariche di lirismo, delle parole di uso comune, talmente esauste di essere scritte che lasciano una piccola parte di sé in ogni frase. Sono così comuni da essere nel volgo alla stregua di casa, fatto, matto.
Basta e me lo dico da sola, sei stucchevole e banale Marì, finiscila con le poesie!
Okay dopo essermi strigliata per bene, posso dichiarare il mio progetto.
Vi allego l'articolo da cui è partita la mia idea:

http://www.corriere.it/cultura/09_ottobre_14/paolo_foschini_le_parole_da_salvare_0fd63afa-b883-11de-9ba8-00144f02aabc.shtml

Vi sono 2. 900 (poiché quell'articolo è datato) termini che stanno scomparendo, e il mio progetto è quello di scrivere un romanzo che le contenga tutte, con relative note, e in un contesto che sia consono al significato preciso di ognuna.
Mi metto al lavoro, e d'ora in avanti curerò con minuziosa attenzione l'utilizzo delle parole.

Ciao
XOX
Marì

domenica 27 marzo 2011

Le persone sono come i quadri degli impressionisti: se le guardi da troppo vicino, non capirai mai come sono fatte davvero.


La mi scrittura egotistica(N.d.A da egotismo) è giunta al capolinea, o forse sta solo facendo una breve sosta. E' solo che sto attraversando una fase in cui avverto forte dentro di me un cambiamento. Spero sia un passo avanti, dopo tutto.
Sono una di quelle persone che ha bisogno di stare ore, giorni e settimane a pensare; pensare e far germogliare idee finché non diventano così grandi da fagocitarmi e, per esorcizzarle, ho bisogno di scriverle da qualche parte. Ingigantisco tutto, e vivo, VIVO tutto quello che mi attraversa, non sono né equilibrata né misurata nei miei gesti. E va bene così.
Va be' quello che volevo dire non era questo, ma che sto cambiando prospettiva su molte cose, esperienze e persone. Razionalizzando tutto sembra molto più facile ridimensionare i sentimenti e gli eventi, per poi disporli in comodi barattoli da mensola. Sai con la loro etichetta scritta in bella grafia, in ordine per dimensione.
E' bello, rassicurante farsi tutti questi ragionamenti, arrivare a conclusioni giuste (o quanto meno logiche) e poi il mostro che c'è dentro di me, mentre dormo sogghignando spacca tutti i barattoli, pasticcia le etichette e si prende gioco del mio raziocinio che per arrivare fin lì si era spremuto come mai prima.
Ma vaffanculo, mi viene da dire.
Come quando dico "No, ma è molto meglio che le cose siano andate così, adesso che sono arrivata a queste conclusioni" c'è il cervello così fiero di sé, ma qualcosa dentro come carta vetrata si truscia sulle pareti del mio stomaco e del mio cuore e mi dice "povera illusa". Niente non ci posso fare nulla, la mia mente non ne può nulla, nonostante tutto resto qui.
Resto qui con il mio cuore spezzato.
E basta.
Sorrisi sforzati.
Schegge che si conficcano come proiettili nel mio sterno quando vedo il suo sorriso a mezza luna solcare la linea orizzontale del mio sguardo.
Rossori imbarazzanti che mi fanno perdere il filo del mio dialogo interiore, quando la sua voce dice le parole più stupide (con tutto il rispetto, era per dire).
Così dolcemente sospesa da poterlo fissare mentre non mi degna di uno sguardo o di una parola, impegnato nelle operazioni della sua vita. Quella sospensione è così soave che potrei restare immobile per sempre, con il fiato mozzato, e una felicità lieve.
Questo patetico pensare a cosa sia meglio per lui, e non rendersi conto della sua indifferenza.
Mi sono persa di nuovo in pensieri enormi, che mi fanno sembrare piccola, e non mi permettono di guardare nello specchio per ritrovare, ancora una volta, me stessa.

Marie

lunedì 28 febbraio 2011

A nudo


Spleen...Sì il mio caro Baudelaire sarebbe davvero orgoglioso di me questa sera.
Mancanza infinita di qualcosa. Non riesco a capire di che cosa, prendo delle immagini a caso nella mia mente e le accosto alla mia per capire se colmano questa mancanza, ma nessuna combacia completamente: il pittore, il ragazzo con gli occhi nocciola e oro, il padre di josephine, nessuno dei tre colma l'immagine, forse tutti insieme. Così suona male lo ammetto.
La fatidica domanda: ma perchè lo amavi?
E io che non so rispondere, mi trovo a dire perchè stavamo così bene. Ma poi cosa c'era in comune, niente. Mi accorgo che mi innamoro delle immagini che le persone trasmettono e trasferisco tutt'inotrno a loro, creando la parvenza di un'esistenza alla quale forse vorrei assomigliare. Ma la verità è che non so chi sono io, e quindi non posso capire con chi sto veramente bene. Ed è anche per questo che mi trovo bene con quasi tutti e potenzialmente potrei amare qualsiasi uomo di bell'aspetto.
Eppure mi sono innamorata di due persone ben precise. E a chiedermi il perchè, rimango senza parole, non lo capisco e questo non ha senso.
Non c'è niente di razionale in me, vago cieca seguendo solo quello che provo, e senza razionalizzare niente. Mi butto a capofitto senza analisi delle conseguenze, ma cosa sono?
Un animale? No una ragzzina. Tutto qui. Una ragazzina che si è trovata davanti ad un manichino e si è innamorata dell'effetto che fa il suo vestito, e forse per un attimo ho creduto che solo starci vicno mi avrebbe fatto sembrare bella come lui.
Che concetti complicati Marì.
Ecco forse ho capito cosa mi manca. Mi manca Maria, non l'ho mai conosciuta veramente, non lo mai amata così tanto, eppure sta simpatica ad alcuni. Non le ho mai prestato molta attenzione, l'ho buttata in prima linea a combattere battaglie che forse non avrebbe voluto vivere.
Una cosa sola so di lei, le piace scrivere e le viene anche bene (modestamente) il resto è un mistero. Mi illudo di sapere chi sono, ma forse sono solo chi mi conviene nel momento che mi conviene. Questo è un pensiero che ho già formulato, ed è spaventoso come la mia personalità possa cambiare rispetto alla persona che ho di fronte.
Il mio problema è che capisco le persone, le capisco all'istante e semplicemente dico quello che vorrebbero sentirsi dire, e rimangono affascianati da una persona che esiste solo per loro. Nemmeno chi dice di conoscermi del tutto in realtà riesce a cogliermi. Nemmeno la mia persona riesce a farlo. Il motivo è semplicemente che non so chi sono, non posso pretendere che qualcuno al di fuori di me possa capirlo.
Questa confessione così sfacciata e forte forse serve solo a me, a farmi perdere il sonno per qualche settimana e orgnaizzare qualche viaggio di ricerca spirituale. A voi spaventerà e forse mi guarderete con occhi diversi da ora, ma qualcuno sa che sono una persona molto sincera, e quindi una volta realizzata questa parte oscura del mio essere, l'ho esternata.
Ed è questo non conoscere me stessa che mi porta a rispecchiarmi negli altri, e diventano una dolce dipendenza, uno specchio in cui riconoscersi senza provare smarrimento. In loro mi ritrovo. Non ho mai riconosciuto me stessa. Non ho mai vissuto serena e realmente con la mia immagine negli occhi. C'era sempre qualcuno da dimenticare, qualcuno da amare, qualcuno di cui essere ossessionata. E io? Io dove sono stata tutto questo tempo?
Tra le fessure della mia esistenza, troppo spaventava per vivere con la mia faccia, e ne prendevo in prestito qualcuna al mal capitato che si trovava a darmi troppa corda. And it's funny, because it's true.
Sempre nascosta, sempre a gurdare con gli occhi del mio amato, a sentire quello che sentiva lui, prendere possesso della sua vita, dei suoi gusti, per sino dei suoi amici. E' terribile, ma credo sia vero. Per la prima volta mi ritrovo a prendere coscienza di non essere mai stata pienamente io. Un po' perchè non sapevo chi fossi, un po' inconsapevolmente. Ecco perchè non riesco ad accettare la fine delle storie. E' come se a ogni fine dovessi abbandonare il rifugio da me stessa. Ad ogni fine perdo il senso della mia vita, perchè è come se non ne avessi una. A parte la scrittura, io non ho niente, non sono niente.
Vivo nelle persone, attraverso le persone, a scapito della mia felicità.

Non so come salutarvi sta sera....
Marì

mercoledì 23 febbraio 2011

Il padre di Josephine


And tonight we can truly say: together we're invincible

Quando questa tastiera tace sono solo presagi positivi. E quando ricompaio nell'orizzonte di internet probabilmente qualcosa sta andando storto. Comunque miei cari lettori, riflettevo sul semplice fatto che sostanzialmente sono una stupida. Sì perché mi vesto di arroganza, sfido il mondo con la mia spezzante presenza, e al primo attaccamento emotivo mi addolcisco. Non ha senso. Non ha senso perché alla fine dei conti sono sempre e solo io, nessuno resta, anche quelli che dicono "ti amo" poi se ne vanno, e tu investi, piangi scrivi e ti attacchi come una sanguisuga a tutti i ricordi per cosa? Per stare male. E lo stare male è fine a se stesso. Non so.
Ma forse per me è ora di gioire e basta, gioire della vita che mi ha regalato esperienze nuove, un bel ragazzo da baciare, una lingua da parlare, e libri nuovi da leggere e scrivere. Adesso basta soffrire ogni volta che c'è da dire addio. Basta addii, solo arrivederci, solo begli auguri, solo sorrisi e libertà da gelosie inutili.
Ed è anche che crescendo capisco che ci sono troppe cose che mi sfuggono. Così tante che ho iniziato a catalogare cosa mi fa star bene, giusto per avere una quadra di dove andare a parare quando vengo sballottolata da affascinanti seduttori che poi puntualmente ti abbandonano nella spuma delle onde. Stando alle mie tabelle solo un aspetto non quadrava al padre di josepine per essere l'uomo perfetto : era la mancanza della presenza nell'assenza.
Sì perchè nella sua presenza nulla mancava, ma quando non c'era ecco che spariva proprio anche dal mio orizzonte. In pratica lasciava il tempo che trovava. E non lo amavo . Allora perchè sto così?
Mah
vabbè un saluto
Marì