mercoledì 24 ottobre 2012

Il mondo va veloce, ma io sto indietro.

Non so perché ma più vado avanti e più ho la voglia di tornare indietro. Ma non è quel tornare indietro riferito ad un tempo passato della mia vita, bensì un ritorno ad un tempo più lento, il tempo in cui si aveva un solo giornale al giorno, in cui i libri si leggevano inegralmente, e non si viveva di frasi frammentarie quà e là prese da internet. 
Quel tempo in cui si doveva usare la macchina da scrivere per comporre un testo, e reinserire il foglio tutte le volte che si compiva un refuso. 
Mi piacerebbe vivere nella dimensione in cui il tempo ha il suo giusto peso, e non si è schacciati dalla velocizzazione delle tecnologie, e dal bisogno di informazione incalzante, opprimente, così veloce che non si riesce più a cogliere la realtà come un insieme, ma come dei frammenti che non hanno un vero significato se accostati.
Vorrei tornare a quel tempo in cui non c'era facebook a dirmi come stavano i miei amici, ma li avrei chiamati e incontrati io per saperlo.
Credo che in questa società, io non sarò a primeggiare, starò indietro a osservatrice, farò le cose con i miei tempi, rileggerò i classici sepolti dalla polvere, e costruirò la conoscenza e la mia visione del mondo in maniera lineare ed ordinata. Sarò non al passo coi tempi, ma questi tempi, ad essere sincerca, non sono quelli in cui avrei voluto nascere io.
M.C.

lunedì 24 settembre 2012

Sta sera li odio tutti!



Ma in particolare odio tutti quelli che, armati di sorriso sarcastico , si credono superiori agli altri, non so se ridere o incazzarmi a morte quando ostentano la loro intima convinzione di essere dei veri intellettuali: se ne intendono di musica perché ascoltano Liga, la letteratura è il loro forte dopo aver letto il Piccolo Principe, il cinema poi, sono il loro campo preferito guardando commediole da desperate housewives. Infine si dilungano in orazioni su programmi tv. I finti intellettuali, sarcastici, spocchiosi, ignoranti e per sino con deliri di superiorità, per due 30 ricevuto alla facoltà delle merendine per eccellenza.

martedì 15 maggio 2012

Un giorno ti porterò laggiù.

Joyce Carol Oates

"Indossavano la loro vita come fosse un indumento".
La vita, l'identità, l'amore, di queste cose e molte altre parla il libro della Oates. Ma cominciando dal principio, questa storia è narrata in prima persona da una narratrice che non svelerà mai il suo nome, non a caso, dato che non sa nemmeno lei quale sia la sua identità. Inizia narrando i fatti accaduti alla Syracuse University, parla del suo disperato bisogno mai soddisfatto di essere accettata, amata e ricerca questo amore in persone che non potranno mai darglielo: prima con le superficiali e sempliciotte della Kappa Gamma Pi, attente a sembrare le studentesse modello tra un party e l'altro in cui fanno a pezzi la loro dignità e reputazione. Poi prova con Vernor Matheius, brillante dottorando in filosofia nero, si butta a capofitto in una relazione da scandalo per l'epoca e si prostra, si annulla, cerca di fare la "brava ragazza", perché così in cambio avrebbe ottenuto il suo amore, e sbaglia ancora distruggendo la sua identità per plasmarla a immagine di lui, senza riuscire mai ad ottenere nemmeno l'affetto di quest'uomo. Infine intraprende un viaggio, un lunghissimo viaggio in cui finalmente si ritrova sola, e cresce, forse ritrova se stessa, e insieme a questo l'amore del padre.
La Oates ha un talento che stordisce, tesse trame che ti avviluppano e non ti lasciano chiudere il libro finché non lo hai terminato. Ha delle soluzioni metaforiche che tendono al lirico e talvolta invece un linguaggio quasi osceno. A seconda delle situazioni ha un linguaggio terreno, carnoso e a volte invece vago e fatuo, inconsistente. E' così profondo il ritratto di questa giovane donna che ti chiedi, ogni tanto se non sia proprio tu ad esprimere i suoi pensieri. Da leggere!
M.C.

lunedì 3 ottobre 2011

:D macroespressione di felicitá

il fatto è che io sono sempre stata una persona felice, o meglio entusiasta della vita. E per quanto io possa essere poco credibile con lo storico dei miei interventi, la veritá è che i momenti di tristezza e disperazione, i drammi le urla e il dolore, hanno fatto parte della mia vita per un certo periodo, ma in me lascintilla dell'entusiasmo e la predisposizione ad essere gioiosa non si sono mai spenti. Ora che capisco quale sia la mia vera strada tutte le cadute e gli errori di valutazione possono essere usati per portarmi verso i miei nuovi obiettivi. Xxx M

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giovedì 29 settembre 2011

V for... Naaaaa


E' così divertente come mi arrotolo tra le espressioni... Sono buffa. Ci provo con tutta me stessa a mantenere il volto da stronza enigmatica etc etc... Ma non lo sono. Durante questi anni mi sono scelta sempre la strada più dolorosa e piena di rovi, non so se perché mi piace il dramma o semplicemente perché sapevo che solo le dure prove mi avrebbero fatto cambiare 'sta testa. Se c'è un mucchio di stronzetti io riesco a scegliere sempre il peggiore. E' un talento oserei dire. Anche il più sfigatino tapino, mi son detta: "ehy, questo è diverso finalmente" e invece era il più subdolo, pessimo attore c'è da dire, con i suoi problemi certamente.
Ma comunque il volto da VforVendetta è una maschera di plastica, finché mi nascondo dietro a questa, sto piangendo. La verità è che, per sorridere, ho bisogno di fare bene del bene. Seguire la mia morale e sentire che la mia integrità è ancora immacolata. Mi sono sentita macchiata in questi giorni. Ho sentito unghie e morsi che sradicavano via a pezzi la mia integrità e la mia dignità, ho visto questi mostriciattoli infilarsi sotto la mia pellaccia e ho avvertito la struttura schicchiolare per un attimo, o forse per più di un attimo e ho indossato la mia bella maschera bianca con il sorriso sornione. Quando finalmente ho combattutto con questi mostri, e mi sono resa conto che nessuno, all'infuori di me, può intaccare la mia credibilità, ho smesso di piangere e ho cominciato a fare del bene. Ringrazio per tutto questo, perché so che ho ancora dei problemi a distinguere la bontà verso gli altri con quella verso me stessa, nessuna delle due può prevaricare l'altra per niente al mondo. Io credo nel perdono, ma non nell'autoaflizione. Credo di poter perdonare, ma di non poter più dare niente a una persona che non ha avuto il rispetto del mio spazio vitale.

xxx
La buona M.
(Magari solo per sta sera)

martedì 6 settembre 2011

I've been always so lost in the dark

giovedì 1 settembre 2011

Sherlock!

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